L'UOMO INVISIBILE (1980)
Un lavoro realizzato da me e Riccardo Bissolotti con Claudio Belforti nei panni dell'uomo invisibile, al Vidicon nel 1980. Polaroid b/n, due delle quali in doppia esposizione (Riccardo Bissolotti). Miei gli scatti provinati a contatto. Mio è anche il montaggio dell'opera, realizzato con l'ausilio di fregi e filetti Letraset. La scritta "l'uomo invisibile" è scavata nello schoeller con il bacchettino in vetro, sempre della Letraset, allora usato per trasferire i caratteri.
Il Vidicon era uno spazio dedicato alla sperimentazione artistica, situato all'interno dell'occupazione di Via Correggio 18, a Milano, negli anni tra il 1979 e il 1982. Uno spazio che in brevissimo tempo è riuscito a polarizzare molto interesse e molte energie. Insieme ad altri giovani artisti mi unii da subito al gruppo dei fondatori. Più sotto immagini e informazioni sul Vidicon.
Questo lavoro è stato esposto alla retrospettiva sul Vidicon alla libreria Utopia a Milano e a Venezia, nel 1983.










VIDICON (MILANO 1979/1980)
Foto: Claudio Fontanesi. Le foto mostrano il Vidicon come appariva dopo la sua sistemazione.

« … [il] Vidicon, un luogo fondamentale per la sua programmazione innovativa. Situato nei capannoni industriali occupati nell’area di Via Correggio 18, seminò segnali che ancora oggi fanno parte dello stile dei locali underground in tutta Europa ».

Marco Philopat, Costretti a sanguinare – Il romanzo del punk italiano 1977–1984,  
Shake Edizioni, Milano 1997






Questo documento è la presentazione ufficiale del Vidicon, redatto da Arturo Reboldi e Elisabetta Fedrigo, del gruppo dei fondatori. Del gruppo originario facevano parte anche Claudio Fontanesi e Gianmaria MartinazzoliClaudio Belforti, Riccardo Bissolotti, Luciano Zaiti ed io ci unimmo da subito con il nostro gruppo (BTZ).






Qui sotto, l'ingresso del capannone adibito ai concerti e di seguito il palco del capannone.
Trato da: Marco Philopat, Costretti a sanguinare – Il romanzo del punk italiano 1977–1984; 
Shake Edizioni, Milano 1997 (ora Einaudi), 2006 
Virtual Identity è una video-performance di Claudio Belforti. Foto: Claudio Belforti; nella foto: Riccardo Bissolotti




BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA MINIMA SUL VIDICON
– Marco Philopat, Costretti a sanguinare – Il romanzo del punk italiano 1977–1984;
   Shake Edizioni, Milano 1997 (ora Einaudi), 2006
– Marco Philopat, Lumi di punk – La scena italiana raccontata dai protagonisti;
   Agenzia X, Milano 2006
– Maria Pecchioli, J260_artistbook_web.pdf, 2011
– Ignazio Maria Gallino (a cura di), 1965-1985 venti anni di controcultura,
   Ignazio Maria Gallino Editore.
   Qui alcuni commenti sul gruppo di Rrose Sélavy

Il Vidicon è citato anche da
– Susanna Vigoni, tesi di Laurea "Punkamin-Azione" c/o Scienze Politiche Milano
– Giancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia, Quelli che Milano: storie, leggende, misteri e
   varietà; RCS Libri, Milano 2010
– Beppe De Sario, Resistenze innaturali: attivismo radicale nell'Italia degli anni '80;
   Agenzia X, Milano 2009




Qui di seguito, un estratto da: Susanna Vigoni Tesi di Laurea "Punkamin-Azione" c/o Scienze Politiche Milano

VIRUS: CONTAMIN-AZIONE PUNK A MILANO
I punti di incontro – parte 2 (estratto)
A cura di Susanna Vigoni
[…] Nell’area di Via Correggio 18, occupata già dal 1975, sorge il Vidicon, uno dei locali più “alla moda” della città, aperto in accordo con il preesistente collettivo di gestione del centro sociale.
Pur essendo l’iniziativa dello spazio Vidicon piuttosto modaiola, finisce con l’esercitare un certo fascino anche sui punk che si trovano a frequentare la casa occupata. Per i punk, sempre in cerca di spazi in città, diventa in poco tempo il loro punto di riferimento e il loro luogo di incontro, soprattutto nei week- end.
« L’esperienza del Vidicon ha inizio nel maggio del 1980 a opera di un gruppo di giovani di età media intorno ai 25 anni, perlopiù ex- studenti dell’Accademia di Belle Arti di Milano, desiderosi di prestare la loro esperienza teorica per cercare di allargare la pratica della socializzazione attraverso la produzione artistica… Fondamentale per questa esperienza è stata la scelta del luogo: una vecchia fabbrica di alimenti abbandonata, situata nel cortile di una casa occupata di Via Correggio 18 a Milano. […] 
Dopo un periodo di ristrutturazione, durato cinque mesi, e operato dagli stessi gestori, il Vidicon si presentava come il locale più all’avanguardia di Milano. Lo spazio era composto da due ampie stanze tappezzate interamente di piastrelle bianche e luci al neon, che conferivano un aspetto di particolare freddezza a tutto l’ambiente, completamente vuoto e non arredato, a parte la presenza di una serie di monitor e di pochissimi posti a sedere in antitesi alle solite discoteche.
Nella stanza più ampia era situato un palco molto basso e non separato, che permetteva un contatto più caldo e meno formale tra gli eventuali musicisti e il pubblico. Infine in una stanza più piccola si proiettava e si vedevano (sempre rimanendo in piedi), i filmini di autori perlopiù sconosciuti. Ma la carica vitale veniva portata dal pubblico stesso, che diventava una sorta di arredamento vivente, uno spettacolo nello spettacolo. »
Nel locale si svolgono varie iniziative culturali, come mostre, presentazioni di libri o film, dibattiti; ma sono soprattutto i concerti ad attirare i punk. Si dà, infatti, largo spazio a quei gruppi musicali fuori dal circuito commerciale e dal mercato, che altrimenti non potrebbero suonare per mancanza di risorse economiche, favorendo soprattutto le nuove sonorità. I frequentatori del locale sono molto diversi tra loro e provengono da tutti i ceti sociali; i punk si mischiano, quindi con un universo variegato di comportamenti e stili da vita.
Ma soprattutto sarà fondamentale il rapporto che si instaurerà con i “compagni”, i vecchi occupanti dello stabile. Questa volta il rapporto tra le due parti è discreto e permetterà un avvicinamento di molti punk al movimento delle occupazioni milanesi.
L’esperienza del Vidicon durerà solo un paio di anni; alla fine del 1981, a causa di problemi soprattutto finanziari insormontabili per i gestori che erano perlopiù di estrazione proletaria, si rende necessaria la chiusura del locale. Al suo posto nascerà, ad opera di un centinaio di punk, il Virus, il primo centro sociale d’Italia per punk, anzi, per “punx”, come si faranno chiamare d’ora in avanti. […]
In seguito il Vidicon fu preso dai punx e divenne il Virus. Nell'immagine qui sotto, la testimoniaza di questo passaggio
Il video della Shake Edizioni https://youtu.be/KRbgJ8qPbSw​​​​​​​
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